Diventa socio - Società Italiana Sessuologia ed educazione Sessuale

Per diventare Socio SISES occorre:


Inviare la richiesta di adesione allegando il proprio Curriculum vitae et studiorum e una lettera motivazionale.

Scaricare, compilare e spedire via mail il seguente modulo di informativa della privacy: Modulo Informativa per Soci e Privacy

Versare la quota associativa annuale di:

  • 50 € per i singoli professionisti
  • 30 € per gli studenti
  • 100 € invece per le Scuole di specializzazione, Enti Istituzionali, ecc…


Conto Corrente intestato a “Società Italiana di Sessuologia ed Educazione Sessuale”

n. 00058/0000030510251 presso Cariparma Agenzia di Mortara

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Il Comitato Direttivo delibererà sulle domande di ammissione

I Soci SISES hanno la possibilità di poter partecipare a giornate seminariali gratuite e di poter ottenere uno sconto per i corsi formativi posti in essere dall’Associazione.

Diventare socio SISES, significa far parte di una Associazione Culturale e Scientifica assolutamente inedita nel panorama nazionale attuale, per quello che riguarda il tema della Sessualità e della Sessuologia.

Gli scopi che la SISES intende promuovere sono:

Lo sviluppo, la diffusione e l’applicazione dell’epistemologia e dell’etica costruttivista nei campi della sessuologia e dell’educazione sessuale.
Un nuovo ed inedito modello di intervento clinico e psicoterapeutico per le disfunzioni della sessualità.
Il dibattito culturale e scientifico tra orientamenti teorici, aree disciplinari e campi del sapere differenti che si riconoscano in una comune cornice epistemologica di tipo costruttivista.
L’interazione tra scienze psicologiche, scienze bio-mediche e scienze socio-educative e in generale arricchire le riflessioni interdisciplinari sulla sessualità. Ciò sia per colmare un gap informativo e formativo, sia per seguire, monitorare, comprendere lo sviluppo delle culture della sessualità.

In questi ultimi anni, è andato consolidandosi un orientamento critico interno alle discipline psicologiche le cui premesse hanno posto in seria discussione i modi usuali attraverso cui la scienza ha spiegato, trattato e affrontato il tema della ‪sessualità‬ e dell’‪erotismo‬. Tale orientamento critico è nato sia dal contributo teorico di psico-sociologi quali Lemert, Becker, Goffman, sia dal riferimento paradigmatico a tradizioni di pensiero come quelle del pragmatismo americano, dell‘interazionismo simbolico, dell’etnometodologia, del costruzionismo sociale, della ‪‎psicologia‬ narrativista e del ‪costruttivismo‬, spesso elaborando nuove prassi conoscitive e d’intervento che hanno spostato radicalmente il focus dell’attenzione da ciò che accade “dentro gli individui” a ciò che succede “tra gli individui” nel corso della loro interazione quotidiana. Sessualità ed erotismo, infatti, configurandosi come modalità specifiche di interazione tra le persone, appartengono a quel genere di fenomeni la cui espressione è necessariamente vincolata a coordinate di tipo storico e sociale, tracimando peraltro da tutti i tentativi di riduzione della complessità a cui le categorie a-storiche e oggettivanti delle scienze naturali abitualmente mirano. La conseguenza più evidente di queste riflessioni è stata una destabilizzazione nelle modalità d’uso dei concetti di “‪normalità‬” e “‪patologia‬”, assunti in modo più o meno tacito all’interno delle teorie bio-socio-psicologiche e delle pratiche di intervento clinico (come ad esempio, la psichiatria psicodinamica, la psicoanalisi o la terapia comportamentale).

Questo nuovo movimento, definito variamente con i termini di “postmoderno” o “post-strutturalista”, o ancora “interattivo-costruttivista” (affermato soprattutto a Padova), infatti, non cerca più di spiegare o interpretare l’agire degli esseri umani partendo da un quadro concettuale fondato sulla distinzione tra comportamenti normali e patologici, ma tenta di comprendere come tale riferimento concettuale, tradotto nella pratica, abbia contribuito a costruire quanto diceva di voler spiegare, definire, ‪curare‬ e correggere. In questo senso, il modello interattivo-costruttivista ha innescato un vero e proprio salto di paradigma, sviluppando nuove aree di ricerca e di comprensione del comportamento sessuale, centrate sullo studio degli aspetti normativi e discorsivi che caratterizzano l’interazione umana. A questo è andata affiancandosi la definizione di un raffinato modello d’intervento impiegato in ambito ‪‎terapeutico‬, sul cui asse si sono integrate le metodiche proprie della ‪Terapia‬ sistemica con quelle di derivazione più propriamente costruttivista e costruzionista (Ugazio,1998; Fruggeri, 1997). L’attenzione dello ‪‎psicologo‬, in questo modello, non è più rivolta a cercare le spiegazioni del comportamento in ciò che accade all’interno delle persone, prendendo ad esempio in considerazione fattori come stimoli, atteggiamenti, moventi consci o inconsci, input psicologici, percezioni e rappresentazioni personali (Blumer, 1969). Il punto di osservazione viene invece spostato all’esterno, nel tentativo di comprendere un’azione o una condotta umana attraverso ciò che accade tra le persone, nel corso delle microinterazioni della vita quotidiana e dei processi di produzione di senso dislocati entro cornici situazionali, in cui solo la stabilità delle fisionomie e dei corpi crea l’illusione di un sistema chiuso (Salvini, 2002). In questo senso, l’ottica interattivo-costruttivista inquadra la questione da un’altra prospettiva, completamente diversa, e si interessa principalmente dei processi di significazione messi in atto dagli attori sociali che costruiscono quell’esperienza come “reale” e quindi come praticabile attraverso un processo di coordinazione reciproca (Gergen, 2006) e di interdipendenza. Parafrasando le parole di Mead (1943), per lo psicologo interattivo-costruttivista la mente non sta nella testa delle persone, ma tra le persone, tanto da costituirsi come un fatto sociale totale.

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