Orientamento sessuale - Società Italiana Sessuologia ed educazione Sessuale

Orientamento sessuale

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  • 17 Settembre 2014

Il termine orientamento sessuale indica l’attrazione emozionale, romantica e/o sessuale di una persona verso individui dello stesso sesso (omosessualità), di sesso opposto (eterosessualità) o entrambi (bisessualità). È importante evidenziare che l’orientamento sessuale è cosa distinta dal sesso biologico, dall’identità di genere e dal ruolo di genere, dimensioni che invece definiscono, rispettivamente, il sesso genetico di una persona determinato dai cromosomi sessuali, il genere a cui sente di appartenere (ovvero se la persona identifica sé stessa come maschio o come femmina) e le norme sociali sul comportamento di uomini e donne relative ad una determinata cultura ed epoca.

Il concetto di orientamento sessuale è applicabile anche a numerose specie del mondo animale, dove sono riscontrati gli stessi tipi di comportamento sessuale presenti anche nell’uomo; tuttavia la sessualità animale appare essere comunque differente da specie a specie così come da quella umana, e creare dei parallelismi non è questione così semplice e scevra da antropomorfizzazioni.

L’orientamento sessuale può variare dalla completa attrazione verso persone dello stesso sesso alla completa attrazione verso persone del sesso opposto; ciononostante, vengono utilizzate solitamente tre categorie per definire l’orientamento sessuale: eterosessuale, omosessuale (lesbico, gay) e bisessuale – rispettivamente, attrazione verso persone del sesso opposto, dello stesso sesso e di entrambi i sessi.

Secondo certe formulazioni teoriche viene considerato un orientamento sessuale anche l’asessualità (ovvero la scarsa o nulla attrazione verso persone del sesso opposto o dello stesso sesso; o ancora, semplice mancanza di orientamento sessuale), così come la pansessualità (orientamento sessuale caratterizzato da una potenziale attrazione (estetica, sessuale o romantica) per delle persone indipendentemente dal loro sesso o identità di genere) e la polisessualità (che al contrariosi riferisce a coloro che sono attratti da più di un sesso ma non vogliono identificarsi come bisessuali, poiché ciò implicherebbe l’esistenza di soli due generi sessuali).

Tutti i tipi di orientamento sessuale sono forme normali con cui gli esseri umani intrecciano legami affettivi; a dispetto di stereotipi diffusi secondo cui le persone con orientamento sessuale non eterosessuale sarebbero disturbate o anormali. La ricerca, infatti, non ha evidenziato alcun tipo di collegamento tra l’orientamento omosessuale o bisessuale e la psicopatologia, e pertanto la definizione dell’omosessualità come “disordine mentale” è stata abbandonata da tempo.

Le date principali  della depatologizzazione delle omosessualità sono le seguenti:

  • 1957 La psicologa Evelyn Hooker nel corso di una ricerca sull’adattamento psicologico del maschio omosessuale dichiarato,aveva somministrato test psicologici a gruppi di omosessuali ed eterosessuali, chiedendo poi ad esperti del settore, basandosi esclusivamente sui risultati dei test e senza conoscere i soggetti, di individuare quali di loro fossero omosessuali. Gli esperti non riuscirono a individuare le persone omosessuali in percentuale statisticamente significativa rispetto al caso. L’esperimento, che è stato ripetuto ulteriormente più volte da altri ricercatori con gli stessi risultati, dimostrò che gli omosessuali non sono meno psicologicamente adattati del resto della popolazione, come sostenevano invece la psicologia e la psichiatria dell’epoca, che classificavano l’omosessualità come “malattia mentale”.
  • 1972 Lo psicologo clinico George Weinberg nel suo libro Society and the Healthy Homosexual (La società e l’omosessuale sano), conia il termine omofobia per definire l’avversione e l’odio irrazionali che alcuni eterosessuali provano nei confronti delle persone gay o lesbiche (omofobia esterna o sociale), nonché il sentimento di disprezzo o inferiorità che alcuni gay o lesbiche provano nei confronti di se stessi (omofobia interna o internalizzata). Letteralmente significa “paura dello stesso”, tuttavia il termine “omo” è qui usato in riferimento ad omosessuale.
  • 1973 L’American Psychiatric Association (APA) derubrica la diagnosi di omosessualità dal Manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali (DSM)
  • 1987 Viene abolita anche la diagnosi di omosessualità egodistonica (dove l’orientamento omosessuale è indesiderato e vissuto in modo conflittuale)

Tuttavia, sebbene l’omosessualità attualmente sia considerata come un orientamento sessuale ed affettivo del tutto naturale alla pari dell’etrosessualità, possono manifestarsi delle situazioni di difficoltà dal punto di vista psicologico, che le sono peculiari e specifiche. Tra di esse incontriamo:

Il ruolo dello svelamento (disclosure) e del coming out familiare

L’omofobia esterna/internalizzata

Le dinamiche relazionali nella coppia omosessuale

L’Effeminatezza

La ferita narcisistica

 

 

 

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